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Paese

Dati Generali
Il paese di Dolianova
Dolianova è un Comune della provincia di Cagliari. È situato a 212 metri sul livello del mare. Conta 8106 abitanti. Fa parte della XXIV Comunità Montana “Serpeddì?. Dista 20 km da Cagliari. Sede di antica curatoria, conserva il fascino della città capoluogo grazie alla sua cattedrale. Sono diverse le ipotesi sulle origini del nome. Secondo la tradizione deriverebbe dal mitico Iolao, fondatore del primo nucleo abitativo di Santu Pantaleu de Olia.

Il territorio di Dolianova
Altitudine: 130/932 m
Superficie: 84,6 Kmq
Popolazione: 7979
Maschi: 4044 - Femmine: 3935
Numero di famiglie: 2759
Densità di abitanti: 94,31 per Kmq
Farmacia: Via Roma, 28 - tel. 070 745033 - Corso Repubblica, 123 - tel. 070 740649
Guardia medica: piazza Europa, 1 - tel. 070 740680
Polizia municipale: via Mazzini - tel. 070 740133
Carabinieri: Via Cagliari, 46 - tel. 070 7441300


Storia

DOLIA, uno dei dipartimenti dell’antico regno di Cagliari così nominato dal suo capoluogo Dolia, che fu una città vescovile, della quale diremo in appresso.

Confina a levante col Sarrabus, a tramontana col Gerrèi, a maestro con la Trecenta, a ponente col Decimese, ad austro col Campidano di Cagliari.

Da’ suoi limiti presso Burcèi alle colline della Trecenta in direzione a verso maestro-ponente distende-si questa regione, che vi si misurino circa 18 miglia. La larghezza non sopravanza le 8. La superficie è da calcolarsi a circa m. q. 140.

Aspetto del terreno. Questo è per più di sua metà montuoso, anzi vi si comprende la massa dell’Olla, che nella parte australe della gran catena è la più grossa e sublime. La Marmora determinava (barom.) la punta di Serpeddì elevata sul mare di 1080 metri. Le roccie sono generalmente granitiche. Nel prolungamento delle falde di queste montagne sorgono molte protuberanze con larghe e bellissime valli; e più ragguardevoli sopra le altre colline sono quelle di Monastir formanti una piccola catena non più lunga di 3 miglia. Qui le roccie sono vulcaniche, e nel colle maggiore, che dicono monte Zara, riconoscesi il cratere. Le terre di origine ignea procedono da questo punto sino a’ lidi di Castelsardo, or in colline, or in altipiani, or in grosse montagne, ed occupano un quarto di tutta la superficie dell’isola.

Acque. Pare che molte vene di questi monti facciano scorrere le acque sotto le falde, già che piccolo è il numero delle sorgenti, e quindi i rivi scarsi. Le pendici di levante danno al Pellàno che si scarica nello stagno di Calaostrai; le australi al fiume di Sìnnai che va nel golfo di Quarto; quelle di libeccio al rivolo che passa in Piscina-Mazzèu e poi entra nello stagno maggiore; quelle di ponente al rio di s. Pantaleo e a quello di Donòri confluente del fiume di Trecenta.

Nella parte campestre di questo dipartimento scorre da tramontana ad austro il rio di Samazzai che nasce nelle colline di Ortacèsus, e si confonde col suddetto fiume di Trecenta, con cui pure confondesi quello di Donòri.

Senza questi ruscelli ce ne sono altri che sussistono nelle stagioni piovose, eccettuato il rigagnolo, che dicono La gora di Sicci, che viene da’ monti vicini a circa tre miglia di distanza, ed è perenne. Pensarono alcuni che quest’acqua fosse nei tempi romani condotta per un canale a Cagliari, e se ne volevano persuadere da un certo edifizio laterizio che trovasi vicino alla detta gora; ma persone intelligenti riconobbero questo per una vasca ove si raccoglievano le acque da un pozzo vicino per la irrigazione degli agrumi che ivi erano piantati: il che si certifica dalla tradizione e si dimostra dalla insufficienza delle acque per il bisogno della popolosa metropoli.

Il fiume di Trecenta traversa questa regione per una linea di circa 6 miglia.

Nelle montagne sono rari i siti che veggansi coperti da alberi grossi; per lo più non troverai che piccoli e rari arbusti o il nudo terreno, onde che poca sia l’acqua che i seni interni del monte possono raccogliere e poi ministrare. Vi abbondano però gli ulivastri, ed alle falde occidentali il clima è tanto benigno a questa specie, che ti debba cagionar maraviglia vederne la prosperevolissima vegetazione, e come in breve crescano gli uliveti e fruttifichino.

Clima ed aria. Da’ pochi particolari topografici che abbiam dato potrai ragionare sulla salubrità di questa regione. Nelle parti campestri vi si patisce molto caldo ed umido nel tempo estivo e nell’autunnale, e l’aria si prova alcune volte maligna a coloro che avvezzi a miglior cielo vi passano e vi si fermano con poca cautela. Le abitazioni sono state in grandissima parte mal situate, e peggio delle altre Donòri giacente entro una valle, dove la ventilazione è debolissima e le emanazioni della pinguissima terra assai copiose sotto l’ardor del sole. Essendovi de’ siti vicini ai luoghi abitati, dove sono migliori le condizioni per la salute in tutti i tempi, sarebbe cosa desiderabilissima che le nuove case si costruissero nel luogo meno malsano, e si uscisse fuori da’ fondi lagunosi, e a poco a poco si ritirassero tutti in siti migliori.

Le pioggie nella regione bassa sono ordinariamente poche e scarse: le materie ignee infrequenti, rara la grandine, e la neve non durevole che pochi giorni sino sulle vette del Serpeddì. I venti di levante appena si sentono; non così però gli australi e quei di ponente.

Popolazione. Nella notata estensione territoriale non sussistono più che otto villaggi, tutti situati nelle falde della montagna, e sono essi S. Pantaleo, Sicci, Soleminis, Serdiana, Donòri, Ussana, Monastir (altrimenti Moristène) e Somatzài.

Nell’anno 1834 si ebbe la seguente statistica personale:

Dolia
N. d’anime famiglie nascite morti matrim.
S. Pantaleo 1300 269 55 35 11
Sicci 555 140 20 14 4
Seleminis 402 90 17 12 3
Serdiana 915 229 46 30 8
Monastir 1235 305 57 30 12
Donòri 743 190 25 10 5
Ussana 1144 230 45 30 9
Samatzài 987 200 30 20 6

7281 1653 295 181 58

Nell’anno 1837 si aveano le seguenti risultanze, che noterò in totale:

N.º d’anime 7281, fam. 1565, nasc. 287, morti 218, matr. 64.

Il P. Napoli che scriveva nel 1812, notava la popolazione totale di tutto il dipartimento

N.º d’anime 7300… … … …

Il cav. Cosm che dava nel 1799 una corografia della Sardegna, propose il seguente stato:

N.º d’anime 7996, fam. 1517… … la quale, conoscendo io l’ingegno dell’uomo che sempre parlava a gole gonfie, credo esagerata, e mel persuado dal ritrovare in uno Stato generale dei dipartimenti del regno, formato d’ordine del ministro nella viceregia di C. Felice in su i primi anni del corrente secolo per totale delle sette popolazioni, anime 6304.

Quando governavano i giudici molto più grande era il numero dei popoli che coltivavano questa regione. Essi per cause naturali e più ancora per altre morali vennero ogni dì meno sotto il feudalismo aragonese, sì che quando il Fara scrivea potè nominare già spenti Sigriola di cui ancora esiste la parrocchiale, s. Maria di Sabiòla a un’ora da Serdiana, Sidriano (Il Fara nota tra i villaggi esistenti Sèrdiana, tra i deserti Sidriano. Sospetto che uno e altro nome indichino una stessa sola cosa. ), Bacchis, Strana, Boràculo, Turri, Cisterna, Ergàdu, Janna, Tudòri, Morcàdu, Mòdulu, Parasùli, Ninnòxi, Nuòxi, Segògus. Allora era deserto anche Donori e Soleminis.

A questi si possono aggiungere Suàni, Suris, Sanài che il baron Manno nota siccome popolati nel 1345, e Seserri, che lo stesso storico riconosce abitato tuttora nel 1416, e lascio Pana e Frandor, che pure in quel tempo aveano popolo, e lascio pure Sidriano Sigor che potrebbero essere i medesimi che il predetto Sanài e Trudori o Trugodori e Seserri, come ho lasciato Baralla, perchè lo trovo dallo stesso Fara notato tra’ popoli Nuraminiti, che sono limitrofi a’ doliesi: sì che si può dire essere stato un tempo, quando questo territorio nutriva per lo meno vent’otto popoli. Ponghiamo altrettante migliaia d’anime, cadrebbero 200 per miglio quadrato, rapporto mediocrissimo, se badisi alla ubertà del suolo.

La popolazione or pare stazionaria, ed il perchè lo trovano i saggi nell’ordine antico delle cose, che la provvidenza del Re Carlo Alberto ha già fatto cessare per dar luogo a istituzioni più civili. Si aggiugnea la mortalità frequentissima de’ fanciulli e per l’influsso del vajuolo, a che il governo ha già provveduto con la vaccinazione, che devono praticare i medici distrettuali, e per l’aria cattiva, e per il pessimo regime alimentario, a che dovrebbero provvedere i genitori, e provvederanno quando sieno più illuminati.

Nel 1837 eravi nel dipartimento un chirurgo con quattro flebotomi.

Gli esempi di lungevità non sono rari e non ha guari che due individui avean già trapassato il secolo, e pareano voler vivere alcuni altri lustri.

La gente è robusta, e godesi una buona salute. I mali che la turbano o distruggono sono i laterali, le coliche, le perniciose e le periodiche.

Il vitto è di buon pane, legumi, erbaggi e carne. L’acqua è piuttosto buona. La fontana di Coccu somministra a quei di Serdiana, Sicci e s. Pantaleo. Gli altri popoli hanno ciascuno la sua.

Le case sono ben tenute, ma le più in questo poco salubri, chè hanno il suolo in luogo umido; i cortili non sempre netti dalle immondezze e dalle lagunette. Nella maniera di vestire non hanno alcuna particolarità che li distingua da’ vicini campidanesi.

Nell’anno 1834 era la seguente classificazione di persone:

Agricoltori Pastori Artigiani Tessitrici Studenti Letterati Preti

S. Pantaleo 410 35 30 260 10 50 2
Sicci 220 30 12 115 8 30 2
Soleminis 170 10 4 60 4 20 1
Serdiana 450 20 13 215 10 45 3
Monastir 400 25 15 260 12 40 2
Donòri 300 30 30 180 20 1
Ussana 510 15 15 225 50 80 3
Samatzai 226 15 15 180 20 50 3

Le arti di necessità sono mal esercitate. I donoresi si distinguono per il lavoro delle sedie che fanno grossolane, ma non in tutto dispregievoli.

Le donne lavorano in lino e lana quanto basta ai bisogni della famiglia. I telai sono all’antica, non per tanto vedressi con meraviglia certi loro lavori che pure son fatti con coteste macchine imperfette.

La istruzione primaria procede poco felicemente, sì per colpa degli insegnatori, che per la indifferenza dei padri in mandare i figli a questa necessarissima prima cultura. Spesso le scuole sono deserte, e gli studenti sono occupati a raccoglier legne o cardo selvatico per il forno.

L’istruzione religiosa dipende tutta dallo zelo de’ parochi.

Nella recente organizzazione dei tribunali S. Pantaleo fu fatto capoluogo di mandamento con giurisdizione sopra Sicci, Serdiana, Soleminis, Donori, Ussana, Samatzai e Monastir furono compresi nel mandamento di Nuraminis.

Stato dell’agricoltura nell’anno 1834: Seminagione Alb. frutt. Vino

grano orzo fave legumi lino quartari S. Pantaleo star. 1200 300 200 30 30. 5000. 100,000. Sicci 800 100 100 12 20. 3000. 10,000. Soleminis 600 350 200 50 20. 1500. 8,000. Serdiana 1000 300 350 50 30. 3600. 5,000. Monastir 1600 400 450 100 150. 300. 4,000. Donori 600 70 100 50 20. 24000. 6,000. Ussana 1200 210 200 60 15. 1800. 15,000. Samatzai “200 200 200 50 10. 6000. 15,000.

Grandissima ne’ più luoghi è la forza delle terre, perchè, ove non manchi alle medesime umore da opportune pioggie, e non intervenga alcun disastro che offenda la vegetazione, molto è considerevole il prodotto ne’ grani ordinariamente del 10, nell’orzo del 15.

Nella bontà e copia dei prodotti se molto conferisca la industria de’ coloni non tel so dire.

Scarsissimo è il numero delle piante fruttifere. Finora eravi una certa ragione; or, essa tolta, credo certissimo avvenire che niuno lascerà senza questo ornamento i suoi predii, e se ne avrà utilità ne’ frutti e nel bonificamento dell’aria! In alcuni luoghi attendesi a piantar oliveti.

La vinificazione non è eseguita con quello studio che sogliono i vicini campidanesi. Le vigne sono con molta cura coltivate in quello di Sicci e di S. Pantaleo, che danno alla capitale uve e mosto.

L’agricoltura procede a maraviglia nella valle di Donori, dove coltivasi lo zafferano, sebbene il prezzo sia decaduto dopo che i pastieri cominciarono a usare l’acqua tinta di certo legno. I conigli nuociono assai a questa coltivazione. Erano vantati i suoi grossi pomidoro e le mostruose zucche, delle quali alcuna avea due metri in circonferenza.

Stato della pastorizia nell’anno 1834:

buoi vacche pecore capre cavalli porci gium.
S. Pantaleo 320 200 2000 2500 160 300 200.
Sicci 180 100 2000 1000 25 300 150.
Soleminis 50 …. 600 …. 20 200 60.
Serdiana 340 300 3000 1000 140 200 200.
Monastir 500 100 2500 …. 80 200 250.
Donori 170 120 5000 2000 70 1000 150.
Ussana 210 100 4100 …. 60 800 220.
Samatzai 200 100 4000 500 50 800 210.

Vedesi bene che le cose pastorali sono assai meno, che fosse lecito supporre, dove si hanno tante ragioni di pastura. I prodotti sono scarsi, la manifattura de’ formaggi ben intesa solo in Monastir. In questo luogo è ancora da considerare la cultura de’ bachi da seta che vi pratica un cittadino di Cagliari, il quale con molta intelligenza e con arte nata dalle proprie sue riflessioni opera felicemente. I saggi della seta di Monastir sono stati veduti in Torino, e nel confronto con le sete più buone del Piemonte apparve la bontà della medesima quasi superiore. E qui rifletti che non è ancora a questa coltivazione quella maniera di condizioni che giovano alla miglior natura del prodotto. Noi auguriamo a chi ha introdotto questa industria di poterla sempre più avvantaggiare, e col suo esempio insegnar gli altri, e co’ suoi profitti persuaderli alla imitazione.

L’agricoltura è in generale trascuratissima.

Antichità. Non mancano in questo dipartimento i norachi; ma è certo che la più parte sono stati distrutti per servirsi del materiale alla edificazione di case e chiese. A Samatzai vedeasene uno contornato da un muro che ne riuniva altri cinque minori.

In Monastir nella collina Olàdiri, che signoreggiava l’antico guado del fiume, sono tuttora visibili le rovine di un castello di notevole costruzione, le cui muraglie nelle due faccie erano vestite a calcina e cementi o pietre di taglio, nell’interiore piene di argilla mescolata di pietruzze, onde risultava un insieme di maravigliosa consistenza.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Dolianova3 febbraio:San Biagio – festa religiosa
2° domenica dopo Pasqua: Sagra di San Pantaleo – festa del santo patrono, si festeggia insieme a Sant’Antioco, con processione accompagnata da gruppi folcloristici e banda musicale. Per l’occasione si svolge il palio di San Pantaleo.
Maggio: Cantine Aperte – Visita ai luoghi di produzione con degustazioni.
2° domenica dopo la Pentecoste: Festa di San Giorgio – Il simulacro del santo viene portato in processione nella chiesetta campestre per poi rientrare, dopo due giorni di festa con canti e balli, nella chiesa di San Pantaleo.
Ultima domenica Agosto: San Biagio – festa civile con manifestazioni folcloristiche e gastronomiche